VOX POPULI. COSA HA SIGNIFICATO E QUALI CONSEGUENZE IMPLICA IL VOTO DEGLI ITALIANI? 

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C’è la necessità di studiare i risultati con molta attenzione. Ancora una volta il primo partito è risultato vincitore, con margini ancora più consistenti. Dopo il taglio (sconsiderato) dei parlamentari, le nuove Camere registrano un certo grado di nepotismo: mogli, mariti, cognati, figli e nipoti. De Gasperi, andrebbe ricordato, non pagava lo stipendio alla figlia Maria Romana. È stucchevole, più in generale, agitare questioni pregiudiziali. Le opposizioni aspettino le scelte del governo per orientare i loro comportamenti. Infine, la campagna elettorale del PD è sembrata concentrata sul ‘contro’ invece che sul ‘saremo’: ovvero, l’impegno ad essere una forza tranquilla, forte, attenta ai bisogni di chi è fragile di fronte al futuro.

I voti degli elettori non si contestano ma, come le sentenze, si possono analizzare e studiare. L’antica aspirazione, soprattutto dei cittadini, è di sapere la sera delle elezioni “chi ha vinto“- e questa volta è accaduto – e desiderano che governo e legislatura siano stabili. E questo è l’augurio. L’alternanza nelle democrazie è la vera occasione di controllo da parte dei cittadini sull’operato e sulla efficacia dei programmi con cui la maggioranza ha ottenuto il consenso.

Tuttavia il maggior partito, anche questa volta, e in modo accentuata, ma perfino previsto, è quello della astensione. La recente campagna elettorale è stata breve – forse menomale! – e brutta. Dopo una legislatura in cui più di 300 parlamentari hanno cambiato casacca (coerente rappresentanza del mandato!), un taglio sconsiderato del numero dei parlamentari senza riforme conseguenti a partire dalla legge elettorale, uno sfarinamento delle alleanze, la distribuzione “fuori sede” dei candidati hanno reso la rappresentanza territoriale ridicola, anche a causa di collegi enormi. I sondaggi si sono autorealizzati. La comunicazione del centrosinistra è stata complessa in un tempo e con un sistema che ormai ha abituato alla semplificazione.

Un elemento di novità assoluta è stato il protagonismo di una donna leader, che non si è proposta come possibile rivincita femminile, in nome di una rivendicazione ‘femminista’. Semplicemente ha fondato un partito e lo ha guidato da percentuali irrisorie fono al 26% e alla guida del Paese. Le donne di sinistra non hanno mai conteso il vertice dei loro partiti storici o attuali, nemmeno presentando liste autonome, di genere, ai congressi. Il risultato di Giorgia Meloni fa emergere con più evidenza la timidezza del centrosinistra – e di tutte le donne parlamentari – nel proporre una donna alla Presidenza della Repubblica. Col retropensiero che Sergio Mattarella non avrebbe potuto rifiutare la rielezione, si è giocato a vedere le proposte altrui, con grande disprezzo della dignità delle personalità che venivano quotidianamente affidate al circo mediatico. In tal modo la prima donna del Paese è la leader della destra.

Da qui la necessità di studiare i risultati molto attentamente e non può essere che prima di qualsiasi riunione, direzione, congresso e proposte i giornali incominciano col totosegretari (i giornalisti non inventano i nomi! Qualcuno li suggerisce oltre alle autocandidature esplicite). Soprattutto non si accampino giustificazioni femministe: ricordiamo come sono state nominate le sottosegretarie del governo Draghi? Le nuove Camere registrano un certo grado di nepotismo: mogli, mariti, cognati, figli e nipoti. De Gasperi non pagava lo stipendio alla figlia Maria Romana, che lavorava come segretaria, perché riteneva che non potessero essere a carico dello Stato due stipendi in famiglia. Altri tempi, e infatti erano Statisti! Si conta un certo numero di immarcescibili che hanno scantonato la stagione delle rottamazioni ma la maggioranza è di neoeletti che ci aspettiamo si facciano conoscere per la loro diligenza nel frequentare il loro posto di lavoro e nel percorrere il territorio in cui sono stati eletti per confrontarsi, proporre, ‘imparare’ dalla gente le vere priorità della vita quotidiana.

Hanno capito tutti – anche i proponenti – che uno non vale uno. Diverse le responsabilità e diversi i doveri e obblighi. I deputati e i senatori non sono semplici cittadini, investiti di onore e oneri che nelle democrazie rappresentano il massimo della dignità istituzionale, perché devono interpretare ‘la sovranità del popolo italiano’ (art. 1 Cost.). Senza disturbare ancora i nostri esemplare predecessori, significa che anche i comportamenti personali, pubblici e privati, devono esprimere coerenza e rispetto delle regole. I media offrono una ribalta tanto importante quanto difficile da governare con saggezza.

A tutti compete rappresentare tutti, perché è una prerogativa – direi privilegio – rappresentare tutti ‘senza vincolo di mandato’ come garantisce la preziosa norma costituzionale (art. 67). E da questo punto di vista il parlamentare non può essere vincolato alla disciplina di partito per le questioni ‘non negoziabili’. La libertà di coscienza è un diritto mai comprimibile e a maggior ragione per un legislatore.

È stucchevole anche in questi giorni, agitare questioni pregiudiziali. Le opposizioni aspettino le scelte del governo per orientare comportamenti che siano funzionali a far emergere con chiarezza il profilo della propria forza e la forza delle proprie proposte alternative e contestative. Ci sono già stati due governi di destra e per due volte Prodi li ha sconfitti. Ad ogni sconfitta non può subentrare – in politica! – lo scoramento e il pessimismo. Si riparte dal consenso ottenuto e…si pedala. Cambiare nome al partito? Scioglierlo? Per ripartire da quale piattaforma? I cittadini sono disorientati da continui rivolgimenti: hanno bisogno di riconoscersi in proposte radicate in una storia che fa immaginare il futuro. L’ultima campagna elettorale del PD è sembrata concentrata su ‘contro’ invece che ‘saremo’ una forza tranquilla, forte, attenta ai bisogni di chi è fragile di fronte al futuro. L’assenteismo, che rende minoritario nel Paese anche i vincitori (fatta la tara dell’assenteismo cronico), a questo è dovuto, all’assenza di uno specchio nel quale i cittadini si vedono rappresentati. Per tutte le forze politiche è questo il punto di partenza.