Zingaretti, le piroette della non politica.

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L’intervista rilasciata ieri alla Stampa è destinata a passare agli annali e di essere citata. Zingaretti, infatti, è arrivato a sostenere che prima di una opportunità politica, “l’alleanza con i Cinque Stelle è addirittura un dovere morale”. Riemerge negli ex PCI la vocazione a giudicare fatti e persone ergendosi a dispensatori di verità, finendo per cadere tuttavia nel vuoto di una fatale spregiudicatezza politica. 

Dunque, ricapitoliamo per chi non se lo ricorda. Tra le poche cose politiche che ricordiamo di Nicola Zingaretti, due svettano indubbiamente su tutte le altre. La prima, indiscutibilmente, sono state le dimissioni irrevocabili da segretario nazionale del Partito democratico perchè, diceva testualmente il nostro, “mi vergogno di un partito che è fatto solo da correnti e che hanno come unico obiettivo quello di spartirsi il potere”. Beh, una frase che non richiede ulteriori commenti ed approfondimenti vista la chiarezza espositiva. Salvo poi, e come da copione, averne anche lui una. Anche perchè nel Pd se non hai una corrente e non ti riconosci in una tribù definita e netta, semplicemente non esisti a livello politico. Una regola che vale anche e soprattutto per il simpatico Zingaretti. Vabbè, quella è ormai acqua passata sotto i ponti e non merita più di essere citata.Ma poi c’è il secondo straordinario episodio. O meglio, la seconda gag, perchè di questo si tratta. In una ormai celebre Assemblea Nazionale del partito, l’ineffabile Presidente della Regione Lazio si scaglia con una durezza inusitata e persin violenta – almeno a livello verbale tale da far saltare i timpani a chi non è abituato ai rumori da stadio – contro i 5 stelle giurando e giurando ancora che “io non farò mai e poi ancora mai alleanze con i 5 stelle”. E giù un elenco lunghissimo di motivazioni politiche, culturali, sociali, economiche, programmatiche, etico e morali che giustificavano quella scelta politicamente irreversibile e indiscutibile. E, sudatissimo di fronte ad una platea gaudente e catturata dalla coerenza e dalla lungimiranza del suo “capo”, finiva il suo intervento tra gli applausi meritati e convinti con abbracci, baci, pacche sulle spalle e un mare di complimenti e felicitazioni vivissime e sperticate.Come da copione, erano tutte balle. Di lì a pochissimo l’alleanza tra il Pd e i 5 stelle non solo è stata definita necessaria ed indispensabile, ma addirittura dipinta e spiegata come “storica” e “strutturale”. A dirlo era il consigliere per eccellenza del partito ex comunista romano, l’intramontabile Goffredo Bettini. Con tutta una serie di lusinghe e di esaltazioni di Giuseppe Conte, il leader politico indiscusso della corrente trasformista italiana su cui è meglio stendere un silenzio pensoso…Se questi sono stati, ad oggi, i due momenti decisivi e centrali che hanno accompagnato negli ultimi tempi il percorso politico funambolico e divertente dell’ex segretario nazionale del Partito Democratico, l’ultima intervista rilasciata alla Stampa di Torino di ieri è destinata a passare agli annali e di essere citata. Una chicca imperdibile. Il “nostro”, senza alcun pudore e senza minimamente pensare a tutto quello che ha detto, urlato, giurato e sbraitato in tutta Italia sui 5 stelle e sul pericolo che rappresentavano per la credibilità e per la serietà della politica italiana, è arrivato a sostenere che prima di una opportunità politica, “l’alleanza con i 5 stelle è addirittura un dovere morale”. Sì, lo voglio ripetere per chi non l’avesse compreso, è “un dovere morale”.Ora, che il trasformismo nella politica italiana – soprattutto dal 2018 in poi – sia diventato una regola e non più una eccezione non è una novità per il semplice motivo che non è più una notizia. Ma che di fronte ad un voltafaccia del genere – incommentabile e politicamente persin squallido se non addirittura immorale, questa volta sì – gli esponenti della filiera Pci/Pds/Ds/Pd pensino ancora di possedere e di interpretare in modo esclusivo quella “superiorità morale” e quella altezzosità etica che non finiscono mai di rinfacciare a tutti coloro che non provengono da quella storia, diventa francamente sempre più triste ed insopportabile. Che lo faccia Zingaretti o altri poco importa. Quello che, alla fine, mi interessa dire è che i democristiani di ieri e i non ex comunisti di oggi non hanno alcun titolo per essere ancora e continuamente sbertucciati da chi ha fatto del trasformismo e dell’opportunismo la loro ragion d’essere nella cittadella politica italiana.Su questo versante va dato atto a Zingaretti della sua coerenza politica contemporanea, salvo cambiamenti improvvisi e repentini nei prossimi mesi, sempre possibili e non affatto esclusi. E cioè, l’alleanza tra il Pd e il partito di Grillo e di Conte è oggi perfettamente compatibile e omogenea. Perchè tra populisti e trasformisti l’alleanza è, appunto come dice Zingaretti, “un dovere morale”.