ANCORA SUL CASO MORO RACCONTATO DA “ESTERNO NOTTE”. RIFLESSIONE DI GIOVAGNOLI SU “VITA E PENSIERO”.

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La fiction di Bellocchio – scrive l’autore – “descrive in modo grottesco i protagonisti democristiani e in modo scialbo i terroristi del caso Moro”. Non c’è molta verità, né negli uni né negli altri”.

 

Agostino Giovagnoli

 

Il rapimento e lassassinio dello statista democristiano Aldo Moro hanno segnato la coscienza e linconscio degli italiani. Si sono impressi nella memoria collettiva e hanno suscitato suggestioni profonde. Sono diventati eventi di grande potenza simbolica. Il cinema non poteva restare insensibile a tutto questo. Esterno notte, trasmesso anche dalla Rai, è l’ultimo di una serie di film e di fiction dedicati al “caso Moro”. Va detto subito che i film che ne sono scaturiti non rispettano la verità storica ed è naturale che sia così: ai film si chiede una verità cinematografica come ai romanzi una verità letteraria. Una verità cioè che non segue fedelmente i fatti, ma che coglie – possibilmente in profondità – tratti importanti dell’esperienza umana. Ma non è questo il caso.

 

Esterno Notte descrive in modo grottesco i protagonisti democristiani e in modo scialbo i terroristi del caso Moro”. Non c’è molta verità, né negli uni né negli altri. Riprende una narrazione nata prima di questa vicenda, quando, dopo il referendum sul divorzio, a metà degli anni Settanta è esplosa la “questione democristiana”: per una parte del mondo politico-culturale la Dc, anche se continuava ad avere più di un terzo dei voti degli italiani, non era più legittimata a governare. In un’Italia diventata moderna, si diceva, la Dc è un residuo di un passato ormai superato. Il partito cattolico era il vero responsabile di tutti gli scandali e le violenze di quegli anni: anche se non c’erano prove che lo dimostrassero, “io so”, scriveva Pasolini, e tanto bastava.

 

In questo clima ha preso corpo una narrazione che Leonardo Sciascia ha raccontato per primo. È di Sciascia infatti Todo modo, da cui Elio Petri ha tratto un film nel 1976. Quest’opera racconta un’assemblea dei dirigenti politici, tutti corrotti e ipocriti, attaccati al potere e super arroganti. In questo consesso avvengono una serie di omicidi, il cui autore è necessariamente tra di loro. Si tratta di una rappresentazione della realtà in chiave di farsa in cui dominano le atmosfere cupe. Il riferimento di tutto ciò alla Dc era voluto e plateale. Questa chiave narrativa è diventata usuale per rappresentare la Democrazia Cristiana e più in generale la politica della Prima repubblica. È stata ripresa spesso anche per raccontare la vicenda Moro, quale vittima dei comportamenti torbidi e assassini dei suoi colleghi democristiani. In questo storytelling non c’è molto spazio per i terroristi delle Brigate Rosse, cui infatti viene riservato un ruolo marginale e le cui fisionomie appaiono sfocate. I veri colpevoli, infatti, sono i compagni di partito del leader della Dc. Il racconto della vicenda Moro ancor oggi dominante è stato insomma confezionato prima che accadesse e senza riferimento alla realtà del rapimento e dell’assassinio dello statista democristiano. Esterno notte non fa eccezione.

 

Questo è uno dei casi in cui la realtà supera la fantasia. Perché la fantasia cinematografica e letteraria non ha avuto fino ad oggi il coraggio di svincolarsi dai binari del cliché Sciascia. La verità del caso Moro non è stata ancora raccontata perché per farlo occorrerebbe prima liberare l’ex presidente della Fuci da questa falsa narrazione, che è diventata in questi anni una sorta di verità ufficiale, impossibile da contestare perché fin dall’inizio svincolata dalla realtà.

 

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Agostino Giovagnoli

Agostino Giovagnoli è ordinario di Storia contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si è occupato tra laltro dei rapporti tra Stato e Chiesa e di storia della Chiesa nel XIX e XX secolo. Fra le sue opere recenti: “Storia e globalizzazione”, Roma-Bari 2003; “Chiesa cattolica e mondo cinese tra colonialismo ed evangelizzazione (1840-1911)”, Roma 2005; “Chiesa e democrazia. La lezione di Pietro Scoppola”, Bologna 2011.