APPELLO AI POPOLARI, MA PER FARE COSA E CON QUALE LINGUAGGIO? UN CONVEGNO TRA SPERANZE E PERPLESSITÀ.

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“Che fine ha fatto – si chiede Labate – il cattolicesimo politico marcato “cattolico democratico”? E che fine ha fatto soprattutto il popolarismo che di quel cattolicesimo era la punta culturale più avanzata, laica e progressista? Può esso rinascere con un partito e deve rinascere per forza partendo da un partito? Oppure c’è prima da seminare nel dibattito politico gli elementi della cultura cattolico democratica e popolare, già da tempo rimossa e in via di sparizione?”.

 

Osservo e registro con piacere, che è recentemente partita una ventata di ottimismo sul ritorno del cattolicesimo democratico e popolare nel dibattito pubblico. Parlo di questo particolare cattolicesimo, perché, com’è noto, sin dai tempi di Sturzo esisteva accanto a questo un cattolicesimo tradizionalista e clericale, del resto ancora oggi vivo e vegeto anche da noi in Italia, non solo fra i teocon americani antibergogliani, rappresentati da Steve Bannon amicissimo di Trump.

La scintilla dell’ottimismo l’ha provocata il Convegno di domani lunedi (19 dicembre) dell’Associazione “I Popolari”, voluto dal suo presidente Pierluigi Castagnetti. Una associazione, in effetti, sin dalla sua fondazione silenziosa e in disparte.

Non vorrei essere però catastrofico. Castagnetti si trova di fronte a problemi enormi che si possono superare solo praticando la modestia e il buon senso, incontrandosi periodicamente. E non solo questa volta. Superando innanzitutto la frammentazione che contraddistingue le molte realtà, associate o meno, esistenti in Italia tra loro sconosciute e incomunicanti, forse gelose l’una dall’altra, che pur svolgendo una indiscutibile funzione di testimonianza locale e territoriale, risultano alla fine slegate e autonome da un progetto unitario nazionale, da realizzare con incontri periodici; con Forum, come ha suggerito molto tempo fa Giorgio Campanini; con un giornale e una rivista di area, non solo online ma anche cartacei. E caso mai con un portale che coordini e faccia sinergie con i diversi portali esistenti, come ha tentato di fare l’associazione c3dem, senza gli esiti sperati.

In questa impresa e in questo rilancio dell’Associazione, in questa necessaria iniziativa culturale, c’è una incertezza che Castagnetti deve tuttavia mettere nel conto. Riuscirà infatti nel suo nobile proposito, quando agli incontri non parteciperanno solo anziani, forse con tanta nostalgia e molto rimpianto di una identità passata – partitica e culturale – gloriosa, che non potra più ritornare. Un lavoro sul fare e non sul ri-fare, dunque. Un lavoro che eviti di ricostruire il vecchio, e guardi invece a costruire il nuovo, come ripete spesso Sergio Mattarella. Un lavoro che scansi il più possibile ciò che fu, e che si rivolga il più possibile a cio che è ora, e a ciò che sara domani!

Non vorrei nemmeno essere trasgressivo e irriverente. Tuttavia, prendendo spunto dall’ultimo censimento Istat, devo ricordare che l’Italia è un Paese composto sempre più da vecchi, e sempre meno da giovani. L’indice di vecchiaia aumenta, dal momento che non nascono più figli. Mi rendo però anche conto che alla fine è un bene che i tanti ultrasessantacinquenni si parlino e si incontrino. Anche se solo fra di loro. A queste età si corre infatti il rischio, Covid o non Covid, di rimanere in silenzio e chiusi da soli in casa con i propri pensieri e con i propri ricordi. Tra costoro, intendiamoci, mi ci colloco anch’io. Ed è un bene specie se il loro dibattito sarà rivolto al domani trascurando l’ieri e persino l’oggi, come dicevo.

Ma il realistico rischio è allora quello che gli incontri rimangano chiusi, solo tra pensionati dc, veterani e senior. Appunto! E i giovani? Sono gia scappati via da tempo. Fatti scappare o pronti a scappare e con la valigia in mano. Presi da quel “menefreghismo…malattia pericolosa”, ha avvertito il Papa parlando recentemente ai responsabili di Azione cattolica. Un menefreghismo che comprende il totale disinteresse e il completo disimpegno dei giovani cattolici verso la loro formazione prepolitica all’impegno sociale e politico dei cristiani. Un’attività messa ai margini e accantonata con molta leggerezza, ma pezzo storico forte e vecchia ciliegina parrocchiale e diocesana del vasto associazionismo giovanile: Ac e Fuci in testa. Da dove usciva una classe dirigente di qualità non solo politica. Giovani oggi incolti, cioè non coltivati e non formati. In preda ad una acuta afasia, che per loro è difficoltà di parlare e capire come gira il mondo ormai globalizzato.

E ha fatto bene Castagnetti a far parlare al Convegno solo giovanissimi professori universitari. Le domande da fare partono però da lontano. Che fine ha fatto il cattolicesimo politico marcato “cattolico democratico”? E che fine ha fatto soprattutto il popolarismo che di quel cattolicesimo era la punta culturale più avanzata, laica e progressista? Può esso rinascere con un partito e deve rinascere per forza partendo da un partito? Oppure c’è prima da seminare nel dibattito politico gli elementi della cultura cattolico democratica e popolare, già da tempo rimossa e in via di sparizione? E deve essere un partito di centro, aggettivato spesso come un partito di “centro moderato”, come si è ripetuto molte volte, dal momento che si registrano quote di astensione mai viste prima, e dal momento che bisogna approfittare di una legge proporzionale? Oppure un partito coalizzato con la sinistra rispondendo così ai lungimiranti “Compromessi storici”, alle scandalose “Convergenze Parallele” e alle pratiche virtuose delle “Mediazioni”?

E perché non può essere al suo inizio un movimento solo culturale e di formazione prepolitica di quei (pochi) giovani rimasti sulla scena cattolica, con un suo giornale online e forse anche cartaceo, e con una rivista orientata solo e soltanto al dibattito culturale? Dunque, domani ci sarà il primo incontro: io rimango in attesa del secondo…e del terzo. E rimango in attesa di leggere qualcosa, non solo sul web.

Buon lavoro e…Auguri.