Cinquanta anni fa l’indipendenza del Ghana. Un Paese dalla forte vocazione continentale. Il punto sull’Osservatore Romano.

 

Una storia tormentata, ma punteggiata di costanti riprese della volontà di crescita e sviluppo. Il Ghana è diventato una delle economie più forti di tutto il continente, tanto che nel 2021 lAbsa Africa Financial Markets Index ha posizionato il Paese al quarto posto tra le economie africane più forti.

 

Cosimo Graziani

 

Il 6 marzo ricorre il 50º anniversario dell’indipendenza del Ghana. Questo piccolo Paese affacciato sul Golfo di Guinea, con un lontano passato imperiale, è stato per centoventi anni una colonia britannica. L’indipendenza è arrivata nel 1957 dopo un periodo di autonomia interna in seno al Commonwealth. Erano gli anni della seconda decolonizzazione e della fine di quello che restava degli imperi europei. Dalle ceneri della seconda guerra mondiale solo Francia e Regno Unito avevano saputo mantenere le colonie d’oltreoceano, ma il vento era cambiato.

 

I soldati africani avevano preso parte alle battaglie europee e nel loro ritorno a casa si erano resi conto che qualcosa era cambiato per sempre: gli imperi non erano più quelli di un tempo e le idee dei quattordici punti del presidente americano Wilson del 1918 erano state in ribadite anche dalla Carta Atlantica, che prometteva un mondo diverso da quello in cui i Paesi europei avevano espanso i loro territori in Africa. Fu grazie alle nuove idee che i movimenti indipendentisti africani seppero crescere e lottare per i loro obiettivi, tanto che gli imperi incominciarono a sgretolarsi. Nel processo di decolonizzazione, il Ghana fu il quarto Paese africano a diventare indipendente negli anni ’50, da lì a otto anni si sarebbero formati ben ventotto nuovi Stati africani, tutte ex colonie che avrebbero ridisegnato la geopolitica mondiale nel contesto della Guerra fredda.

 

Kwame Nkrumah fu il politico che condusse all’indipendenza. Fin dagli anni ’40 si impose come leader nazionalista come capo del Convention’s People Party e ricoprì dal 1952 la carica di primo ministro dell’allora colonia della Costa d’Oro, carica confermata al momento dell’indipendenza.

 

Nel 1960 poi divenne capo dello Stato. Nel suo libro Ebano, Ryszard Kapuscinski racconta in maniera eccelsa tutte primi giorni di indipendenza dello stato in cui un certo dinamismo alimentava l’attività dei giovani ministri di Nkrumah, c’era speranza nel futuro e un senso di fortissima rivalsa per l’imperialismo e i nemici dell’Africa. Nkrumah fu uno dei leader del panafricanismo, il movimento politico che in quegli anni promuoveva l’unità di tutti i Paesi del continente, non a caso nel 1961 si svolse ad Accra la prima conferenza panafricana. Ma in quegli anni l’Africa era un dei campi di battaglia tra le ideologie. Nonostante poi il panafricanismo abbia dato l’impulso necessario per l’indipendenza delle ex colonie e per la costituzione di organizzazioni politiche come Organizzazione dell’Unità africana, poi divenuta Unione africana nel 2002, la politica africana in quegli anni ebbe delle divisioni profonde sulla linea da seguire all’interno del continente e al di fuori. Alcuni stati erano per il mantenimento di legami con gli ex imperi, mentre altri per una neutralità politica che si rispecchiava in una cesura totale.

 

Il Ghana guidava quest’ultimo, che era famoso con il nome di gruppo di Casablanca, dalla città in cui si tenne il loro incontro. Oltre alla unione di tutto il continente, Nkrumah promuoveva il “socialismo africano” ovvero un socialismo che fosse applicato seguendo le caratteristiche sociali e politiche del continente.

 

Purtroppo, Kapuscinski nel suo libro ci dà testimonianza anche dei prodromi di uno dei mali che colpisce le personalità carismatiche e che finì per colpire anche Nkrumah: il culto della personalità. Nkrumah si sentiva in missione non solo per il Ghana, ma per tutta l’Africa e questo lo portò a trascurare gli affari del suo Paese che subì una forte crisi economica a metà degli anni ’60. La sua missione alimentò il suo culto e la situazione precipitò internamente tanto da diventare un regime autoritario tra il 1964 e il 1966, anno in cui il leader fu deposto mentre si trovava in visita ufficiale in Asia.

 

Il Ghana ha perso negli anni il suo peso ideologico. Dopo il 1966 il Paese è stato colpito da diversi colpi di stato, seguendo una traiettoria tipica di molti Paesi africani, che nella loro storia hanno oscillato tra tentativi di sviluppo democratico e prese del potere autoritarie che le facevano arretrare in questo percorso. La svolta per il Ghana è arrivata grazie alle elezioni del 1992, con le quali si reintroduceva il multipartitismo dopo ventisei anni. le elezioni furono vinte da J. Rawlings, al potere dal 1981, ma seppero introdurre il paese in un percorso democratico stabilizzatosi negli ultimi anni. Grazie alla stabilità acquisita, il Ghana è diventato una delle economie più forti di tutto il continente, tanto che nel 2021 l’Absa Africa Financial Markets Index ha posizionato il Paese al quarto posto tra le economie africane più forti. Secondo la rivista «Forbes», i meriti vanno all’attuale presidente Nana Akufo-Addo, nominato persona africana del 2021. Con lui alla presidenza, ha sottolineato la rivista, il Ghana sta diventando un modello di sviluppo basato sulle risorse presenti sul territorio e separato dagli aiuti esterni, tanto che prima della pandemia il Paese aveva raggiunto una crescita del pil vicina al 9%. Il modello potrebbe essere seguito anche da altri paesi africani facendo del Ghana nuovamente un leader in tutto il continente, esattamente come negli anni ’50.