EUROPARLAMENTO, LO SCANDALO E L’«IMBARAZZO»

7238

Il mito della “diversità”, la pretesa di una parte della sinistra di essere moralmente al di sopra dei suoi avversar, questa rappresentazione di sé e degli altri ha finito per introiettare un veleno che ancora circola nel nostro organismo politico.

 

Si sente più l’imbarazzo che l’indignazione. La reazione dello stato maggiore del Pd dinanzi allo scandalo dell’europarlamento sembra quasi di circostanza. Come se scoprire la permeabilità di alcuni dei propri ambienti alla corruzione potesse essere derubricato a incidente di percorso, senza bisogno di addentrarsi nei meandri di un difficile esame di coscienza.

Ora, quello che si chiede alla sinistra non è tanto di destinare al Qatargate la stessa severità con cui fu giudicata a suo tempo la saga di Tangentopoli. Cosa che magari prima o poi avverrà, sia pure con un certo ritardo. Ma è piuttosto di interrogarsi su quella lontana stagione e chiedersi finalmente se l’uso politico della giustizia non sia stato un boomerang lanciato con troppa foga e ora tornato indietro con potenza moltiplicata.

Diciamolo chiaro. Per il malaffare non ci può essere nessuna, nessunissima giustificazione. La condanna deve essere severa, almeno pari all’indignazione delle persone comuni. Nessuna complicità, insomma sia detto una volta di più e una volta per tutte.

Ma con altrettanta chiarezza andrebbe detto che il mito della “diversità”, la pretesa di una parte della sinistra di essere moralmente al di sopra dei suoi avversari, il racconto di un partito degli onesti schierato contro l’altrui partito del malaffare, tutta questa rappresentazione di sé e degli altri che andava tanto di moda sul finire della prima repubblica ha finito per introiettare un veleno che ancora circola nel nostro organismo politico. Riconoscerlo è doveroso e sarebbe perfino “conveniente”.

Fonte: La Voce del Popolo – 15 dicembre 2022
(Articolo qui riproposto per gentile concessione del settimanale della Curia di Brescia)