FINALMENTE TORNANO LE PROVINCE? ERA ORA.

Che dire? Bisogna arrendersi all’evidenza: ci voleva il centro destra per ripristinare una legge dettata unicamente dal buon senso prima ancora che da qualsiasi altra valutazione politica o di schieramento.

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Il ritorno delle Province è un punto programmatico molto atteso dalla stragrande maggioranza degli amministratori locali del nostro paese. Certo, è singolare che ci volesse un governo di centro destra per cancellare una pessima e devastante riforma, quella voluta dall’allora Ministro Del Rio. Una scelta, quella di Del Rio, dettata solo ed esclusivamente da ragioni demagogiche e qualunquistiche per inseguire e assecondare la spinta populista dei 5 stelle. Come, ad esempio, il taglio indiscriminato dei parlamentari per poi accorgersi, appena dopo quella riforma, del madornale errore compiuto. Sempre frutto del populismo demagogico, qualunquista e anti politico del partito di Conte.

Ma, per tornare al capitolo delle Province, semplicemente non ci si è resi conto che proprio questo ente era quello storicamente più vicino alle istanze e alle domande dei cittadini. E, di conseguenza, dei Comuni, soprattutto dei piccoli e medi Comuni che, come tutti sappiamo, rappresentano la stragrande maggioranza degli enti locali nello scacchiere nazionale. E questo perchè sono proprio le competenze istituzionali delle Province ad essere state messe in discussione delegandole alle cosiddette “Città metropolitane” che, al di là della buona volontà e della dedizione degli amministratori e dei dirigenti, si sono rivelate del tutto inadeguate al compito e al ruolo che la legge Del Rio le aveva assegnato.

Ora, finalmente, ci voleva il ritorno del centro destra al Governo per ripristinare una legge dettata unicamente dal buon senso prima ancora che da qualsiasi altra valutazione politica o di schieramento. Perché è proprio attorno a quelle competenze istituzionali – trasporti, scuola, infrastrutture, turismo e manutenzione del territorio – che si gioca la sopravvivenza e il destino degli stessi Comuni. E, nello specifico, dei piccoli Comuni. È inutile ricordare che le Province hanno svolto quel compito istituzionale in modo eccellente. Poi, certo, molto dipendeva anche e soprattutto dalla capacità dei singoli amministratori che gestivano le varie deleghe. Ma è indubbio che era proprio quella cornice istituzionale che imponeva di svolgere un ruolo essenziale ed indispensabile per il governo concreto e vero del territorio. Apprezzato e ricordato ancora oggi praticamente da quasi tutti gli amministratori locali dei vari territori.

Ma, preso atto della possibilità di far ritornare l’ideologia del buon senso sul versante della riscoperta delle Province per quanto riguarda la riorganizzazione degli enti locali, è anche bene ricordare che, appena il dibattito decollerà a livello parlamentare e nazionale, avremo nuovamente l’opposizione feroce dei populisti dei 5 stelle e di tutti i professionisti “dell’anti casta”, accompagnato quasi sicuramente dai compagni di viaggio della sinistra post comunista, che si scaglieranno contro in virtù della “buona politica” e contro l’immancabile sperpero delle risorse pubbliche. Seguendo la logica, ormai nota e collaudata, che il costo della democrazia è un orpello di cui possiamo tranquillamente fare a meno con tanti saluti al governo del territorio e, di conseguenza, alle domande e alle richieste sempre più pressanti dei cittadini che provengono da quei luoghi. E questo perché i populisti sono perfettamente estranei ai temi del governo del territorio e della gestione delle amministrazioni locali essendo interessati solo ed esclusivamente alla propaganda demagogica, anti politica e qualunquistica.
Ecco perchè il tema del ritorno delle Province dovrà, tuttavia, superare le non poche resistenze anti politiche che saranno messe in campo dai populisti di varia natura. Non sarà un iter nè semplice e nè facile ma si deve percorrere sino in fondo per non ritrovarci a fare i conti, ancora una volta, con la pessima ed incommentabile legge voluta dall’esponente del Pd Del Rio.