IL CANTORE DELLA SPERANZA: CHARLES PÉGUY E I PAPI.

Papa Francesco, in particolare, ricorda che Péguy vedeva la speranza come «la virtù bambina che cammina quasi nascosta tra le gonne delle due sorelle più grandi (la fede e la carità) ma che in realtà è lei, questa speranza bambina, a tenere per mano e sostenere».

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Papa Francesco, in particolare, ricorda che Péguy vedeva la speranza come «la virtù bambina che cammina quasi nascosta tra le gonne delle due sorelle più grandi (la fede e la carità) ma che in realtà è lei, questa speranza bambina, a tenere per mano e sostenere».

Isabella Piro

È la speranza la virtù teologale che lega fortemente i Pontefici dell’era moderna e contemporanea a Charles Péguy. Da Giovanni Paolo I a Papa Francesco, passando Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, è evidente l’ammirazione che i Pontefici provano nei confronti dello scrittore francese, della sua opera e del suo pensiero.

Albino Luciani, ad esempio, amava molto Péguy, tanto da definirlo «il cantore della speranza» e tanto da dedicargli — come ricordato da Stefania Falasca in un articolo per «Avvenire» — la quinta lettera di Illustrissimi, una raccolta di quaranta lettere immaginarie edita nel 1976. Il tema centrale di tale epistola è la speranza, intorno alla quale l’allora Pontefice intreccia un paragone tra il pensiero di Péguy e il XXV canto del Paradiso di Dante. Non solo: nella casa natale di Giovanni Paolo I, a Canale d’Agordo, nel 2019 è stata rinvenuta anche una lettera che la figlia di Péguy, Germaine, scrisse al Pontefice nel settembre del 1978 per accompagnare il dono del volume Les Enfants, una raccolta di stralci tratti dai tre poemi: Le Mystère de la charité de Jeanne dArc; Le Porche du mystère della deuxième vertu; Le Mystère des saints Innocents, tutte opere nelle quali nei quali Péguy esalta la virtù teologale della speranza. «Mi permetto di offrirLe queste pagine sulla piccola speranza — scrive Germaine —. Che il Signore L’aiuti a condurre il popolo cristiano sulla via della fede».

Marcel ou la cité harmonieuse, invece, è l’opera citata da Giovanni Paolo II il 4 marzo 1995 nell’udienza concessa all’Unione internazionale della proprietà immobiliare: «Invocando i principi fondamentali di solidarietà e di comunione, all’epoca della fondazione della vostra associazione — afferma il Pontefice —, Charles Péguy già chiedeva per ogni famiglia un tetto dove amare, al fine di dare un volto umano alla città e di permettere ad ogni famiglia di vivere degnamente».

Dal suo canto, Benedetto XVI torna sulla figura di Giovanna D’Arco: il 19 agosto 2006, l’allora Pontefice assiste, nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, a una rappresentazione dell’opera di Péguy dedicata alla pulzella d’Orléans e sottolinea: «In questo testo di grande ricchezza, Péguy ci ha mostrato che il commovente grido di Giovanna, che traduce il suo dolore e il suo sgomento, rivela prima di tutto la sua fede ardente e lucida, caratterizzata dalla speranza e dal coraggio».

Nei discorsi e nei testi di Papa Francesco, infine, si trovano numerose citazioni di Péguy. Basti citarne due: «La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy: è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza», inserita nel Messaggio per la 52° Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2019). E poi il testo inedito contenuto nel volume Il cielo sulla terra. Amare e servire per trasformare il mondo, edito dalla Lev nel novembre 2020: in esso, il Pontefice ricorda che Péguy vedeva la speranza come «la virtù bambina che cammina quasi nascosta tra le gonne delle due sorelle più grandi (la fede e la carità) ma che in realtà è lei, questa speranza bambina, a tenere per mano e sostenere».

Al riguardo, Papa Francesco riprende alcuni versi dell’opera Il portico del mistero della seconda virtù, in cui la speranza dell’uomo suscita stupore in Dio stesso: «Ma la speranza, dice Dio, / ecco quello che mi stupisce. / Che quei poveri figli vedano come vanno le cose / e che credano che andrà meglio domattina. / Questo è stupefacente ed è proprio / la più grande meraviglia della nostra grazia. / E io stesso ne sono stupito».

Fonte: L’Osservatore Romano – 7 gennaio.

(L’articolo prende spunto dai 150 anni della nascita del poeta e scrittore francese. Qui ė riproposto per gentile concessione del Direttore del quotidiano edito in Città del Vaticano)