IL NUOVO PD AI BLOCCHI DI PARTENZA: SI TORNA INDIETRO, ALLA VECCHIA SINISTRA, PIUTTOSTO CHE GUARDARE AVANTI.

L’impegno a rivedere la Carta dei Valori lascia intravedere un gioco troppo stretto, con il rischio di modifiche improntate a un generico desiderio di cambiamento. Tra i costituenti si fatica a scorgere il nucleo pensante di questa Nuova Carta. Nulla a che vedere con il lavoro svolto nel 2007 dal filosofo Mauro Ceruti. E il testo redatto all’epoca è ancora oggi un esempio – mai tradotto in pratica di partito – di come si dovesse e tuttora si debba “pensare la fuoriuscita dal Novecento”, guardando al futuro della politica democratica.

 

È partita la macchina del congresso, anzi con i candidati già in movimento, tra dichiarazioni ufficiali e adombrate disponibilità, essa è partita già da qualche tempo. Tuttavia l’annuncio della costituzione del Comitato costituente del Nuovo Pd ha messo benzina nel serbatoio della macchina, finora bloccata nelle sabbie mobili di norme statutarie e regolamentari che deliziano la vita politica e organizzativa del Nazareno.

Letta ha usato toni che negli ultimi tempi, segnati dalla sconfitta elettorale, aveva in parte abbandonato. “Lunedì a Bruxelles – ha detto ieri alla Direzione del partito – lanceremo un messaggio forte e importante di orgoglio europeo ed europeista. C’è la grande questione del dibattito sulle questioni chiave del Pd, sui nodi che dobbiamo sciogliere, sul chi siamo, su cosa dovrà essere il nuovo Pd. Vogliamo costruirlo con Articolo Uno e i compagni di strada della campagna elettorale”. E poi ha aggiunto: “Questo vale anche per Demos, per Centro democratico e con chi è stato con noi in queste settimane, aprendo le porte a tutti coloro che vorranno partecipare al percorso costituente. Allargamento e aprofondimento. Il 13, 14 e 15 gennaio vorrei una iniziativa che chiamerei Piazza per il Nuovo Pd, così da ascoltare, interloquire, parlare con le persone che ci hanno chiesto attenzione”.

Fin qui lo squillo di tromba del segretario. Tuttavia, dietro le quinte non mancano disagi e mugugni per un annuncio troppo carico di sofferenza e ambiguità. Il Comitato costituente, ad esempio, ha suscitato nelle prime reazioni più di una riserva per l’estremo dosaggio correntizio adoperato nella sua composizione. I designati, infatti, sembrano preposti a un compito di controllo accurato e minuzioso sulle procedure del congresso, stante il desiderio dei vertici del Nazareno di contenere le spinte più pericolose. Nondimeno, l’impegno a rivedere la Carta dei Valori lascia intravedere un gioco troppo stretto, dati i tempi risicati e l’assenza di un disegno ispiratore, con il rischio evidente di modifiche improntate a un generico desiderio di cambiamento.

Tra i costituenti si fatica a scorgere il nucleo pensante di questa Nuova Carta. Nel 2007 il filosofo Mauro Ceruti, allievo di Edgar Morin, stese il documento confrontandosi a lungo con Reichlin, Parisi e lo stesso Veltroni. E il testo redatto all’epoca è ancora oggi un esempio – mai tradotto in pratica corrente – di come si dovesse e tuttora si debba “pensare la fuoriuscita dal Novecento”, guardando al futuro della politica democratica. Del resto, anche parole come “sinistra” o “socialismo” non compaiono, a dimostrazione che il Partito Nuovo esige un coraggio e fantasia per plasmare un progetto riformatore all’altezza delle sfide più impellenti.

Dunque, una conclusione provvisoria s’impone: se la partenza è questa, non c’è da essere ottimisti. Chi vuole la riverginazione della vecchia sinistra, magari enfatizzando i cosiddetti diritti individuali e le formule più eccentriche della “società radicale”, si assume la responsabilità della dissipazione di quanto era stato vagheggiato, e mai compiutamente sviluppato, al momento della formazione del Pd. Non è severità, ma realismo.