IL PAPA IN KAZAKHSTAN: «NO AI POPULISMI, RISCOPRIAMO LO SPIRITO DI HELSINKI». IL RESOCONTO DI “FAMIGLIA CRISTIANA”.

 

Nel suo primo discorso in Kazakhstan Francesco loda l’impegno del Paese per rafforzare la democrazia e chiede più giustizia sociale e meno corruzione. Ambiente, economia, lavoro, disarmo, tutela della dignità di tutti, dialogo nella terra che sta facendo tesoro dell’unità nella diversità: tanti i temi toccati.

 

Annachiara Valle

 

È una distesa di alberi e minareti che porta il Papa, dallaeroporto, al palazzo presidenziale. Dopo un viaggio di sette ore che, a differenza di quello del 2001 di Giovanni Paolo II, non ha sorvolato né lUcraina né la Russia, Francesco incontro le autorità, la società civile e il corpo diplomatico. Arriva in sedie a rotelle e poi si alza brevemente salutato dai massimi onori civili e militari. Visibilmente provato dalla stanchezza e dal dolore del ginocchio ascolta l’inno nazionale accanto al presidente della Repubblica del Kazakhstan, Kassym-Jomart K.Tokayev, che lo aveva già accolto all’arrivo.

 

Parla di democrazia e di pace, il Pontefice. Consapevole degli sforzi che il Paese sta facendo contro le guerre. Non a caso proprio il presidente Tokayev è stato rappresentante personale del segretario generale delle Nazioni unite alla conferenza sul disarmo. «In questa terra tanto estesa quanto antica», ha subito detto il Papa, «vengo come pellegrino di pace, in cerca di dialogo e di unità». Prende a prestito lo strumento musicale tipico di queste zone, la dombra, della famiglia dei liuti, per dire della continuità che lega le diverse generazioni e le diverse stagioni storiche. In questa che Giovanni Paolo II definì «terra di martiri e di credenti, terra di deportati e di eroi, terra di pensatori e di artisti», la dombra è, secondo Francesco, un «simbolo di continuità nella diversità» che «ritma la memoria del Paese, e richiama così all’importanza, di fronte ai rapidi cambiamenti economici e sociali in corso, di non trascurare i legami con la vita di chi ci ha preceduto, anche attraverso quelle tradizioni che permettono di fare tesoro del passato e di valorizzare quanto si è ereditato».

 

Nur Sultan, un tempo Astana, capitale dello Stato, è un intreccio di palazzoni e costruzioni futuristiche. Nata in mezzo al deserto in luoghi che conoscevano solo la deportazione degli oppositori politici da parte dei sovietici, il terrore dei gulag, le torture, oggi diventa simbolo di riscatto e riconciliazione. Il Papa li ricorda quei «campi di prigionia» e «l‘oppressione di tante popolazioni» nelle «città e nelle sconfinate steppe di queste regioni». Invita a ricordare i «grandi spostamenti di popoli», la «sofferenza» e a usare questo bagaglio «per incamminarsi verso l’avvenire mettendo al primo posto la dignità delluomo, di ogni uomo, e di ogni gruppo etnico, sociale, religioso».

 

Torna ancora alla dombra per dire che anche il Kazakhstan, come essa, suona su due corde: «temperature tanto rigide in inverno quanto elevate in estate; tradizione e progresso, ben simboleggiate dall’incontro di città storiche con altre moderne, come questa capitale. Soprattutto, risuonano nel Paese le note di due anime, quella asiatica e quella europea, che ne fanno una permanente “missione di collegamento tra due continenti”».

 

Parla al Kazakhstan, ma anche alla vicina Cina, alla Russia, all’Europa, agli Stati Uniti quando chiede di ricordare il proverbio locale – «La fonte del successo è lunità» – per invitare all’armonia. In questo Paese «i circa centocinquanta gruppi etnici e le più di ottanta lingue presenti nel Paese, con storie, tradizioni culturali e religiose variegate, compongono una sinfonia straordinaria e fanno del Kazakhstan un laboratorio multi-etnico, multi-culturale e multi- religioso unico, rivelandone la peculiare vocazione, quella di essere Paese dell’incontro». Il principio «dell’unità nella diversità», d’altra parte era stato sottolineato anche dal presidente nel suo indirizzo di saluto. Insieme con la constatazione che i cristiani, dice sempre il presiendente, insieme con gli altri credenti, «contribuiscono fortemente alla costruzione di un Kazakhstan nuovi e giusto». Un Paese laico, a maggioranza musulmano, ma che riconosce la libertà religiosa di tutti e che promuove dal 2003 gli incontri tra i leader delle religioni mondiali. «La tutela della libertà, aspirazione scritta nel cuore di ogni uomo, unica condizione perché lincontro tra le persone e i gruppi sia reale e non artificiale, si traduce nella società civile principalmente attraverso il riconoscimento dei diritti, accompagnati dai doveri», sottolinea il Papa.

 

E poi loda il Paese per aver abolito la pena di morte e lo incoraggia a rafforzare la democrazia «che costituisce la forma più adatta perché il potere si traduca in servizio a favore dell’intero popolo e non soltanto di pochi». In uno Stato che ha avviato un processo per rafforzare le competenze del Parlamento e delle Autorità locali e una maggiore distribuzione dei poteri, Francesco ribadisce che «la fiducia in chi governa aumenta quando le promesse non risultano strumentali, ma vengono effettivamente attuate. Ovunque occorre che la democrazia e la modernizzazione non siano relegati a proclami, ma confluiscano in un concreto servizio al popolo: una buona politica fatta di ascolto della gente e di risposte ai suoi legittimi bisogni, di costante coinvolgimento della società civile e delle organizzazioni non governative e umanitarie, di particolare attenzione nei riguardi dei lavoratori, dei giovani e delle fasce più deboli. E anche – ogni Paese al mondo ne ha bisogno – di misure di contrasto alla corruzione. Questo stile politico realmente democratico è la risposta più efficace a possibili estremismi, personalismi e populismi, che minacciano la stabilità e il benessere dei popoli».

 

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