IL SENSO DELLO STATO E LA DIFESA DELLA DEMOCRAZIA INNERVANO IL FUTURO DEL CATTOLICESIMO POPOLARE

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Da tempo si assiste a decisioni solitarie, senza alcun confronto: il partito padronale ha modificato l’impalcatura della democrazia. È un errore trasformare la Repubblica rappresentativa in una Repubblica Presidenziale. Urge la ripresa del cattolicesimo popolare.

Domenico Cutrona

Con la nascita in Europa di assetti costituzionali che sono tipicamente accentratori e culturalmente nazionali, il concetto di Stato è passato a designare ogni ordinamento sociale di carattere coercitivo, ovvero quel sistema di norme che disciplina il mutuo comportamento degli individui predisponendo atti coercitivi come sanzioni per la condotta contraria alle norme medesime. Questo tipo di ordinamento si articola secondo lo schema classico della tripartizione di Montesquieu, in base a queste fondamentali funzioni:  legislativo, esecutivo e giudiziario.

A Machiavelli viene attribuito il merito di avere fornito, con il memorabile incipit del Principe, una rampa di lancio per il decollo dello Stato moderno. Lo Stato ha diverse forme, ognuna dipendente dallo specifico punto di osservazione, nonché dalla cultura politica dei soggetti che si fanno interpreti di tale visione. In sostanza, lo Stato assume una veste importante nei rapporti con i cittadini, sicché la democrazia risponde e si connette al tipo di organizzazione del singolo Stato.

Oggi per via dell’estinzione dei partiti, ci si trova davanti a un qualunquismo mascherato da un forte pragmatismo, che in ultima istanza congela le culture politiche, con tutti i risvolti negativi a cui stiamo assistendo in questo periodo storico. Il nostro Paese è ancorato e sorretto da una Costituzione che ha sancito la negazione alla Dittatura con l’applicazione delle democrazia. Da alcuni decenni, nel paese sono emersi “nani e ballerine”, che hanno prodotto solo confusione, perché le attuali forze politiche non hanno un progetto di visione del futuro politico e dello Stato. Continuamente assistiamo, dunque, a diversi tentativi di volere modificare la Costituzione, al fine di creare una Repubblica Presidenziale, in modo che chi governa possa prendere decisioni senza che il Parlamento approvi. Siamo davvero sorpresi di questa visione politica: senza volere scomodare Pareto e Mosca, le élite politiche non devono essere scelte tra gli amici da un organo oligarchico.

Sono scomparsi i dibattiti pubblici sulle questioni importanti dello Stato. Si assiste solo a decisioni prese dal singolo senza alcun confronto, perché la nascita del partito padronale ha modificato l’impalcatura della democrazia, con un plastico processo di decadimento e corrosione. La forma migliore della democrazia è quella rappresentativa, non quella dei nominati che devono obbedire al padrone del partito. Dunque, è necessaria una legge elettorale proporzionale. Oggi qualcuno, addirittura, propone di fare in Italia un partito repubblicano similare a quello americano, cosa del tutto errata perché la storia del nostro paese è diversa da quella americana; l’Italia è stata sempre frastagliata in quanto che la nascita dello Stato unitario è avvenuta solo da dentro il palazzo. I cittadini non hanno partecipato alla sua formazione.

In democrazia i principi democratici favoriscono l’educazione dei loro cittadini, così che una forza lavoro contribuisce all’innovazione e alla crescita economica. Inoltre, in democrazia, l’autorità della legge è più forte, perché i tribunali sono indipendenti; la democrazia richiede, dunque, alcuni diritti fondamentali, che rimandano a principi inderogabili per la salvaguardia e la tutela della democrazia.

I principi costituzionali della democrazia illuminano pertanto l’articolazione in Comuni, Province e Regioni, elementi strutturali fondamentali dello Stato democratico. Abbiamo dovuto subire dalla sinistra la cancellazione delle Province, è stato un errore e vanno ripristinate; si vuole introdurre il regionalismo differenziato, sarebbe un salto nel buio con la fine dello Stato unitario; si vuole trasformare la Repubblica rappresentativa in una Repubblica Presidenziale, con la spinta implicita che conosciamo, quella cioè che riduce a sordo concerto la voce del popolo libero. Tutti questi disegni e presupposti ci portano a valutare lo stato in forma dispotica e non democratica. Francamente non ne vediamo i benefici per il bene comune, quando il pericolo sta in un accentramento del potere decisionale in poche mani, che polverizza il volere dei cittadini. Puntualizziamo, ancora, che il nostro paese  ha una collocazione europea e atlantica ben definita, che non può significare il passepartout per trasformare il PPE in una forza politica conservatrice. In realtà, quanti mirano a questo obiettivo dovranno capire che l’operazione è indigeribile, se pensiamo che il PPE nacque come espressione dell’europeismo incarnato dalla cultura riformatrice dei Democratici cristiani.

La politica presuppone una mediazione di carattere culturale come strumento di legittimazione, cosa che non può accadere per una formazione politica composta da partiti di diversa cultura e diversa visione dello Stato. La democrazia si fonda sul rigetto dello statalismo, lo stato etico che crea la sua morale; lo Stato fonte del diritto, che crea la sua giustizia; lo stato dittatoriale, che impone la sua volontà; lo Stato collettivista, quale Stato totalitario. Queste sono tutte false concezioni, contrarie alla natura umana e alla democrazia. I cattolici democratici, dopo la pubblicazione della Enciclica di Papa Leone XIII, “Rerum Novarum”, hanno intrapreso un lungo cammino per dare un connotato umano alla democrazia, senza classismi conservatori o rivoluzionari, per cui i cattolici si differenziano tanto dai liberali quanto dai socialisti.

Oggi, invece, si insiste a volere considerare i cattolici come parte della sinistra o della destra. Ciò è contrario alla storia del cattolicesimo politico, nonché alla natura stessa popolare dei cattolici democratici. Queste argomentazioni ci riportano indietro nel tempo, senza che ci sia un fondamento culturale, ma solo un certo opportunismo di tipo personale: sembra di rivivere i conflitti che nel primo Novecento portarono alla fine dell’Opera dei Congressi. La vicenda del cattolicesimo politico è ben tracciata nella storia del paese, non permetteremo a nessuno che si possano appropriare di queste grandi idee che ancora possono orientare il futuro del nostro paese. Chi abbraccia la cultura socialista o della destra conservatrice esce fuori dall’appartenenza alla cultura cattolica e con essa non ha più alcun riferimento. Quelli che approdano a queste conclusioni sono politici poco illuminati che inficiano l’azione del cattolicesimo politico, il cui orientamento progressista frena ogni compromesso con la destra e argina, al tempo stesso, la tendenza a “sciogliersi” inopinatamente nella sinistra.

È di tutta evidenza il caos e il disontieramento creato da costoro nel panorama politico. Allora  sorge spontanea una domanda: cosa fare? La risposta a questa domanda è una sola. Serve creare un partito popolare, di radice  democratica e cristiana, che possa riprendere creativamente la concezione innovativa del cattolicesimo politico. Dunque, al bando tutti coloro che vogliono appropriarsi della nostra tradizione. Volere stravolgere la storia per interessi di parte è solo forviante e desta molta preoccupazione per i cittadini. Abbiamo la consapevolezza che la democrazia è  insostituibile, ma ancora di più la presenza in politica di un nuovo soggetto politico di cattolici democratici, che possa salvaguardare tutte le classi sociali; un partito aconfessionale, progressista, che abbia un serio progetto di sviluppo per la società. Lavoriamo alla sua nascita, guardando a tutti coloro che ritengono valido e costruttivo un percorso di rinnovamento, per il bene e il futuro del nostro Paese.