IL TRATTO RUVIDO SINONIMO DI DEBOLEZZA.

 

La ruvidezza della destra diventerà ben presto la sua debolezza. Giorgia Meloni ha vinto per quel suo timbro di autenticità: le va dato atto, senza dubbio. Ma lo spirito di fazione rovina tutto e il pregio si capovolge subito in difetto, anche grave.

 

Marco Follini

 

La destra che ci governa è convinta che quel suo tratto identitario, così marcato, perfino ruvido, sia la sua forza. E non si accorge che invece diventerà ben presto la sua debolezza.

 

Chi governa infatti dovrebbe tener conto di tutti. Trincerarsi nell’accampamento dei fedelissimi serve a vincere le elezioni, questo sì. Ma non ad allargare di lì in poi lo spettro dei consensi. E il problema del governo, fin dal giorno dopo il suo insediamento, diventa invece proprio quello di gestire con un briciolo di apertura (e di generosità, anche quella) la infinita complessità di un paese così largo e vario quale è l’Italia.

 

La vittoria di Giorgia Meloni e del suo schieramento deve molto a quell’impressione di autenticità su cui la (il ?) premier ha fatto leva. Cosa di cui le va dato atto, senza dubbio. Ma se poi tutto questo si traduce in un eccesso di spirito di fazione il pregio si capovolge subito in difetto e anche grave. I presidenti delle Camere scelti con cura nelle trincee più improbabili della maggioranza, i sottosegretari costretti a fare un penoso slalom tra foto e ricordi imbarazzanti, un reato inventato di sana pianta per dar l’idea che si persegua l’ordine con un eccesso di zelo non richiesto e non necessario, i medici no vax riportati al lavoro come niente fosse.

 

Tutto concorre a dar l’idea di un governo e di una maggioranza compiaciuti di se stessi. Troppo compiaciuti per farsi ascoltare e rispettare da tutti quelli che non la pensano come loro. E cioè, tra oppositori e astenuti, dalla maggioranza dei cittadini di questo paese.

 

 

Fonte: La Voce del Popolo – 3 novembre 2022

[Il testo è qui pubblicato per gentile concessione della rivista e dell’autore]