LA SINISTRA DC NON VA IN ARCHIVIO, ANZI ILLUMINA CON LA SUA STORIA LA POLITICA ODIERNA.

Se si rilegge la storia della sinistra dc ci si rende conto che si tratta di una pagina politica non facilmente archiviabile. Anzi, continua ad essere un faro che illumina il comportamento di chi s’impegna nella politica italiana. E non solo sotto il profilo culturale.

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Ho letto che alcuni amici cattolici democratici lamentano che i grandi leader della sinistra dc del passato vengono oggi anche ricordati e celebrati da esponenti autorevoli e qualificati del centro destra. Ora, che la lezione, il magistero e l’attività politica e di governo dei maggiori leader della sinistra dc siano riconosciuti e ricordati dalla politica a livello trasversale non è affatto negativo. Anzi, è un significativo passo in avanti sulla strada del rafforzamento della democrazia contro ogni tentativo teso a radicalizzare il confronto politico e culturale.

Ora, va pur detto con chiarezza, la sinistra italiana non è così abituale a riconoscere l’esperienza politica e di governo dei leader della sinistra dc. E, aggiungo, anche legittimamente e comprensibilmente. Al di là dei fisiologici riconoscimenti formali se non addirittura protocollari, è appena sufficiente ricordare la personalità di Carlo Donat-Cattin, il più prestigioso leader della sinistra sociale democristiana per rendersi conto che la lettura storica e politica della sinistra italiana non è particolarmente elogiativa. Per usare un eufemismo. E, probabilmente, la stessa valutazione vale anche per altri grandi esponenti del filone del cattolicesimo popolare e democratico italiano. È di tutta evidenza, quindi, che anche altre grandi correnti culturali del nostro paese possano rileggere, e condividere, la testimonianza politica e culturale di questi grandi uomini e donne che hanno caratterizzato per molti anni l’evoluzione della politica del nostro paese. Ma, comunque sia, quello che conta ai fini della concreta esperienza vissuta dai maggiori esponenti della sinistra dc nel partito di riferimento, nelle istituzioni e nella politica in generale, è evidenziare, in termini sempre più oggettivi e trasparenti, quello che ha rappresentato la sinistra dc nel suo complesso nel nostro paese.

L’elemento determinante, però, è un altro. E cioè, se si rilegge la storia della sinistra dc ci si rende conto che si tratta di una pagina politica che non è banalmente storicizzabile o, peggio ancora, da archiviare. E questo lo si evince direttamente da ciò che questi leader hanno rappresentato nel corso della storia democratica del nostro paese. Sia in termini di azione politica e sia, soprattutto, sul versante della concreta azione di governo. Al netto, come ovvio e scontato, del profondo cambiamento del contesto politico ed istituzionale che è intervenuto. Tocca, però, a tutti coloro che continuano ad individuare in quella esperienza politica, culturale e di governo una fonte importante anche per orientarsi nella complessa situazione politica contemporanea non ritrarsi, sacrificando cioè sull’altare delle singole convenienze personali la rinuncia alle proprie origini. È ciò che capita oggi, ad esempio, all’interno del Pd dove la definizione e il rilancio della cultura e della storia della sinistra italiana sono radicalmente estranei a tutto ciò che è riconducibile al filone del cattolicesimo politico e sociale del nostro paese.

Perché la sinistra dc, più “politica” o più “sociale”, continua ad essere un faro che può illuminare il concreto comportamento di chi si impegna nella cittadella politica italiana. E non solo sotto il profilo culturale ma anche, e soprattutto, su quello più propriamente politico. Dopodichè, che sia la sinistra o il centro destra a sottolineare la “contemporaneità” o la “modernità” politica e culturale di alcuni grandi esponenti della sinistra dc poco importa. Quello che conta è non dimenticare le proprie radici. Soprattutto da parte di coloro che hanno concretamente militato in quelle straordinarie comunità politiche ed umane.