MELONI, FINALMENTE TORNA LA POLITICA. MA DEVE TORNARE PER TUTTI.

Abbiamo un Premier che ha vinto legittimamente le elezioni, pronto a rispondere senza ipocrisia alle domande dei giornalisti. È ritornata a pieno titolo nel nostro paese la Politica. Dunque, possono riemergere le culture politiche che hanno fondato la Repubblica.


La lunghissima conferenza stampa di Giorgia Meloni di fronte a molti giornalisti ha avuto un grande merito. Al di là dei numerosissimi temi affrontati ed approfonditi e che sono al centro dell’agenda politica del governo. Temi, tra l’altro, affrontati con pacatezza ed equilibrio.

Mi riferisco, nello specifico, a un fatto molto semplice: dopo molto tempo finalmente abbiamo un Premier, al tempo stesso leader politico, che ha vinto legittimamente le elezioni e che può rispondere liberamente e senza ipocrisia o filtri vari, alle domande dei giornalisti presenti in sala. E, soprattutto, dire liberamente ciò che vuole fare e che pensa di fare nei prossimi mesi ed anni. Era da molti anni, infatti, che tutto ciò non capitava più. Eppure avere un Premier che parla a nome di una maggioranza politica che ha vinto una libera competizione elettorale non dovrebbe essere una straordinaria novità per un sistema democratico, liberale e costituzionale. In Italia, invece, lo era. E questo per una pluralità di motivi su cui non vale neanche la pena soffermarsi visto che conosciamo benissimo quali sono state le motivazioni che hanno portato a questa degenerazione dello stesso sistema democratico ed istituzionale. Al punto che ormai quasi metà degli elettori non si presentano più alle urne. Tanto per le consultazioni nazionali quanto per quelle locali.

Ma, al di là di queste considerazioni, l’elemento qualificante della conferenza stampa di fine anno della Premier Meloni è che, seppur tardivamente, è ritornata a pieno titolo nel nostro paese la Politica. E con un governo politico, anche leader di governo espressione di uno schieramento politico ben definito e delimitato. Questo elemento, banale se non addirittura elementare in un regime democratico, comporta e richiede però la presenza di una opposizione altrettanto caratterizzata sotto il profilo politico. E culturale. E questo è anche il modo migliore per spingere tutti gli altri partiti, soprattutto quelli d’opposizione, a caratterizzarsi sotto il profilo politico, culturale, programmatico e forse anche organizzativo. Dismettendo i panni di “partiti personali” o “del capo” per trasformarsi, al contrario, in veri soggetti politici. Perchè questa è, adesso, la vera scommessa politica. E cioè, far sì che la competizione tra la maggioranza e l’opposizione sia radicalmente di natura politica. Senza alchimie parlamentari, equilibrismi vari e, soprattutto, battendo quella deriva trasformistica ed opportunistica che ha segnato l’esperienza dei populisti. Di maggioranza e di opposizione.

E, probabilmente, con il ritorno della politica al Governo ci sarà anche la possibilità di riscoprire sino in fondo il ruolo e la funzione di quelle culture politiche che storicamente hanno saputo declinare una vera e credibile cultura di governo nel nostro paese. E quindi, e di conseguenza, contribuire a scomporre e a ricomporre nel futuro lo stesso quadro politico in vista di una maggiore ed ulteriore stabilità.