MELONI, PRIMI PASSI CON IL PIEDE SBAGLIATO.

 

Il Governo ha introdotto un ambiguo (e quindi pericoloso) divieto di raduno in luoghi pubblici e privati per un numero di persone superiore a cinquanta. Perché lo ha fatto, visto che anche dalla maggioranza si sono levate voci di dissenso? Molto probabilmente per non perdere una ghiotta occasione – spiega l’autore –  diretta a segnalare in modo chiaro, inequivocabile e soprattutto a costo zero, la svolta a destra che il governo appena insediatosi intende imprimere alla vita sociale e politica del Paese.

 

Massimo De Simoni

 

Quale tema pensavate che il nuovo governo avrebbe affrontato come priorità nella prima riunione del Consiglio dei ministri? Il caro-bollette, la crisi energetica, il contrasto all’aumento della povertà, o gli interventi di attuazione del PNRR? Niente di tutto ciò! Il primo intervento del Governo Meloni ha invece introdotto un ambiguo (e quindi pericoloso) divieto di raduno in luoghi pubblici e privati per un numero di persone superiore a cinquanta; parliamo di riunioni da non confondere con i cosiddetti “rave party che nel provvedimento non sono citati e che non si svolgono certo con una cinquantina di partecipanti. I tempi e le modalità con le quali si è arrivati al provvedimento legittimano i dubbi che il rave party di Modena sia stato solo il pretesto per far passare una norma che evidenzia dei chiari profili di incostituzionalità in relazione all’articolo 17 della nostra Carta. Va peraltro sottolineato l’uso improprio del “decreto”, uno strumento che dovrebbe essere utilizzato per questioni urgenti o di emergenza ovvero due caratteristiche che non ricorrevano in questo caso visto che l’evento era già stato bloccato.

 

La pretestuosità del provvedimento è infatti dimostrata dal fatto che quel rave è stato interrotto ben prima dell’approvazione del decreto in questione – quindi a normativa vigente – utilizzando norme già esistenti (ante-Meloni) in base alle quali questura e forze dell’ordine sono intervenute per ripristinare lo stato dei luoghi.

 

Ma perché allora fare questa forzatura? Molto probabilmente per non perdere una ghiotta occasione per segnalare in modo chiaro, inequivocabile e soprattutto a costo zero, la svolta a destra che il governo appena insediatosi intende imprimere alla vita sociale e politica del Paese ed in particolare allo svolgimento delle manifestazioni. Una stretta su un diritto costituzionalmente garantito che non ha richiesto impiego di risorse o scostamenti di bilancio.

 

Peccato che altrettanto rigore non si sia utilizzato anche con quei loschi personaggi (molti più di cinquanta) che a Predappio hanno inscenato una vergognosa manifestazione per inneggiare al duce ed al fascismo o con gli operatori sanitari no-vax (perdonati per il mancato rispetto dell’obbligo vaccinale per il settore sanitario).