NOVANTA ANNI FA NASCEVA L’ISTITUTO PER LA RICOSTRUZIONE INDUSTRIALE | ARCHIVIO STORICO DELL’IRI

Il 23 gennaio 1933 nasceva con decreto regio l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, ente di diritto pubblico, a capo del quale Mussolini chiamava Alberto Beneduce. A partire dal secondo dopoguerra, l’IRI conoscerà il suo massimo sviluppo con i governi a guida Dc.

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La storia dell’IRI – Archivio storico dell’IRI

L’IRI – Istituto per la Ricostruzione Industriale è istituito nel 1933 come ente di diritto pubblico, con il fine di riorganizzare da un punto di vista tecnico, economico e finanziario, le attività industriali dell’Italia colpita, come il resto del mondo occidentale, da una crisi economica e finanziaria senza precedenti.

L’IRI nasce a ridosso dell’anno peggiore della crisi, il 1932, “in sordina” e con un carattere “transitorio”, appare come una soluzione tampone per far fronte ad “eccezionali vicende finanziarie”. Ed in questo senso, è articolato in due organismi autonomi: uno, la SEZIONE SMOBILIZZI, dedicato alla gestione delle rilevanti partecipazioni industriali provenienti dai portafogli azionari delle grandi “banche miste”, l’altro, la SEZIONE FINANZIAMENTI, destinato a provvedere le necessarie risorse finanziarie a quelle imprese industriali “orfane” del sostegno fino ad allora assicurato dall’indebitamento bancario a medio termine.

Le vicende immediatamente successive determineranno il superamento di questo modello organizzativo, per il quale l’IRI era espressione, per il carattere della sua temporaneità, della convinzione governativa che la crisi, che aveva colpito l’economia italiana, potesse essere superata attraverso la restituzione al capitale privato delle azioni delle imprese industriali che erano nel portafoglio delle banche di affari affidate all’Istituto, appositamente creato.

La soppressione della SEZIONE FINANZIAMENTI, con il passaggio delle sue competenze all’IMI, e la trasformazione nel 1937 dell’IRI da ente provvisorio a struttura permanente di gestione di partecipazioni industriali, sanciranno sia l’impossibilità di affidare nuovamente alle cure di imprenditori e investitori privati la sistemazione di patrimoni industriali bisognosi di interventi radicali di riorganizzazione, sia l’inadeguatezza dello strumento finanziario così come si era delineato all’origine.

L’IRI assunse la figura di una holding e le aziende che caddero sotto il suo controllo mantennero la forma giuridica della società per azioni, prevedendo una articolazione in tre

diversi stadi: alla base si trovavano le società che svolgevano l’attività produttiva propriamente detta. Queste società, in gruppi omogenei, facevano capo a società finanziare di settore, originariamente Stet (1934); Finmare (1934) e Finsider (1937), cui si aggiungeranno dopo la guerra, Finmeccanica (1948) e Finelettrica (1952) che, a loro volta, erano controllate dall’IRI:

“Questo organismo –sottolinea Pasquale Saraceno, uno dei protagonisti di primo piano della vita dell’ente, artefice delle scelte strategiche – è dotato di propria personalità giuridica e di propri organi direttivi. E’ separato sai dal punto di vista giuridico che da quello funzionale, dall’amministrazione dello Stato. L’ente e le finanziarie non svolgono attività industriale: questa è riservata alle aziende controllate. Queste ultime sono organizzate in società per azioni sulla base del diritto privato. Una simile “formula” permette a privati risparmiatori di partecipare come azionisti al capitale e quindi ai rischi di aziende controllate dallo Stato: una forma di cooperazione tra capitale pubblico e capitale privato”.

Emerge così l’attribuzione all’IRI della missione di gestire imprenditorialmente un gruppo industriale formato da società per azioni regolate dal diritto privato e strategicamente orientate al mercato attraverso la guida di una holding capogruppo sotto il controllo di una holding di settore.

Si tratta di una struttura che, sia pure attraverso la mediazione di un ente pubblico, riprende i caratteri delle grandi holding che si andavano affermando, ancorché in forme embrionali, a livello internazionale: in esse si affiancava, al controllo sui costi di produzione, la possibilità di diversificare la presenza settoriale delle società controllate, adattando la struttura dei gruppi all’evoluzione delle tecnologie ed all’emergere di nuovi settori2.

Con il 1937, l’Istituto assumendo stabilmente la forma e la funzione di holding industriale, consolida il carattere imprenditoriale, oltreché finanziario, della propria gestione, anche se un’azione del genere era stata già avviata nel primo quadriennio di vita dell’istituto (tra il 1933 ed il 1937).

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