TOLTI I PANNI BARRICADERI SENZA UNA AUTOCRITICA

Finora non ha pagato dazio, per aver cambiato panni passando dall’opposizione al governo. Ora però, in mancanza di una qualche autocritica, Giorgia Meloni non appare convincente. Benché il presente sia generoso di consensi, il passato è lì che bussa alla porta.

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Finora non ha pagato dazio, per aver cambiato panni passando dall’opposizione al governo. Ora però, in mancanza di una qualche autocritica, Giorgia Meloni non appare convincente. Benché il presente sia generoso di consensi, il passato è lì che bussa alla porta.

Marco Follini

Giorgia Meloni, fin qui, non ha pagato dazio. O almeno, non più di tanto. Un po’ l’abilità, un po’ la fortuna, un po’ le circostanze le hanno consentito di traghettare se stessa dalla militanza al governo senza il peso di troppe domande insidiose e malevole.

Le è rimasto appiccicato addosso il fardello del passato del Movimento sociale italiano, questo sì. In compenso è quasi riuscita a far dimenticare i suoi pronunciamenti anti-europei e certe posture così poco istituzionali di appena pochi mesi fa. Tant’è che la sua sfera di consenso, a quanto pare, si è ingrandita ancora di più in queste prime settimane di governo. Nonostante qualche difficoltà e qualche errore.

Resta però un problema, suo e nostro. Ed è che quando un leader politico opera una così significativa trasformazione di se stesso il passato rischia sempre di bussare alle sue porte. E infatti molti non hanno dimenticato alcuni suoi tratti demagogici e protestatari che appaiono un po’ stridenti alla luce dei suoi più recenti pronunciamenti. Si dirà che la stessa sorte toccò al M5S appena cinque anni fa, transitato dalla iniziale richiesta di impeachment del presidente Mattarella alla trincea governista del penultimo Conte.

E infatti appare quasi un destino che le forze della protesta più estrema si disfino in quattro e quattr’otto dei loro panni barricadieri e indossino, appena possibile, divise ministeriali più confacenti ai loro successi numerici. Resta il fatto che se queste evoluzioni venissero accompagnate da una spiegazione – non dirò un’autocritica – sarebbero infine assai più convincenti.

(Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del settimanale. Il titolo scelto differisce dall’originale).